I risparmi di Lotito consegnano la Lazio al Napoli maturo
I risparmi di Maria Calzetta, Lazio-Napoli 1-4
Roma, 21 settembre 2017 – Emozioni a non finire sono state offerte ieri sera all’Olimpico di Roma da Lazio e Napoli, le squadre italiane che praticano il calcio migliore. Al termine ha vinto il Napoli per 4-1, dopo aver chiuso il primo tempo sotto per 1-0.
Il ribaltamento avvenuto dall’8’ della ripresa è stato soprattutto dovuto agli infortuni di 4 giocatori biancoazzurri – Bastos, De Vrij (i due centrali difensivi), Milinkovic-Savic e Basta che hanno chiaramente compromesso assetto e rendimento della Lazio che ha concluso la partita in 10.
Non è dunque lecito – perché sotto gli occhi di tutti – celebrare una grande prova del Napoli e la realizzazione di 19 reti in 5 partite da parte della squadra partenopea in vetta alla classifica a punteggio pieno assieme ad una poco convincente Juventus.
La partita, invece, offre interessanti motivi di considerazioni.
Al momento del tracollo infortunistico le due squadre si erano sostanzialmente equivalse. Come si è detto entrambe stanno cercando di indirizzare il gioco in senso “spagnolo” – circolazione della palla in spazi stretti fino a creare la verticalizzazione smarcante offensiva.
Sarri è stato l’antesignano in Italia di questa scuola fin dai tempi del sorprendente Empoli. Portandola con sé a Napoli. Simone Inzaghi la praticava quando era allenatore della Primavera laziale ed ha continuato con successo a farlo anche quando ha sostituito Pioli alla guida della prima squadra.
Hanno lavorato duro i due per riformare teste e piedi del materiale umano trovato o reclutato.
Per quanto riguarda il gioco con la palla, il più ardimentoso Inzaghi è riuscito ad ottenere risultati apprezzabili in meno tempo, si è visto per 53 minuti!
Sarri, più gurù, ha elaborato giocatori e assetto in tempi più lunghi, ma portando nel contempo avanti un imprescindibile imperativo: il possesso del pallone che deriva dal pressing ossessivo sugli avversari.
Sotto questo aspetto il Napoli è assolutamente esemplare. Il suo pressing è corale, come quello del miglior Barcellona, Real ed Atletico Madrid.
Il pressing è un movimento corale di tutta la squadra che sa esattamente ogni volta dove e come aggredire l’avversario.
La Lazio per buona parte della partita, con un ottimo palleggio di prima intenzione, è riuscita ugualmente a manovrare e far correre a vuoto i partenopei. Quando, però, si è trovata ad immettere i rincalzi al posto degli infortunati, è finita la festa e per il Napoli di Sarri è arrivato lo show inevitabile.
Ovvero poteva essere evitato se la Lazio avesse potuto disporre di sostituzioni tecnicamente e tatticamente rodate. Invece già doveva scontare in difesa l’assenza per infortuno muscolare di Wallace obbligando Inzaghi a schierare sulla fascia sinistra Radu, difensore esperto ma inadatto ad ogni dialogo pedatorio perché dotato del solo arto mancino.
Certamente le cose sarebbero andate diversamente se non si fossero verificati 4 infortuni muscolari nella stessa partita.
Qui , invece, il discorso prende un’altra piega. In un calcio che governa bilanci miliardari non è concepibile che si risparmi sul personale responsabile alla preparazione fisico-atletica od alla tutela sanitaria. La seconda voce negli investimenti di una società calcistica con qualche ambizione, deve essere quella della preservazione del mastodontico patrimonio giocatori proprio attraverso la tutela fisica e sanitaria.
Esattamente il contrario di quello che ha sempre pensato il Presidente Lotito che ha sempre considerato queste voci come qualcosa su cui risparmiare il più possibile affidandosi non ad esperti professionisti ma a stimati e titolati del settore ma senza esperienze sul campo specifico. Personaggi, amici, magari tifosi della Lazio attirati dal prestigio.
A guardarsi indietro nel tempo, i guaii maggiori della Lazio sono iniziati da quando si rinunzio nel 2006 ai servigi medici di Dino Petrucci, sanitario per anni dell’atletica leggera italiana e Mondiale e quindi al seguito delle squadre guidate da Claudio Ranieri, Chelsea incluso. Le conseguenze immediate portarono alla crisi culminante con la rottura con l’ottimo allenatore Delio Rossi.
Al posto di Petrucci, concittadino frusinate di Lotito, arrivò un altro “amico” laziale, Stefano Lovati, stimatissimo ortopedico figlio di Bob Lovati, icona della Lazio di tutti i tempi. Una ottima consulenza per i 9 anni in cui è durata.
La teoria imprenditoriale del Numero Uno biancoazzurro è che un collaboratore va tenuto finchè si accontenta di poco. Ma se è bravo, e lo capisce, finisce sempre per avanzare le sue giuste pretese. Bene, allora è il momento di mollarlo. In fondo quello che fa lui lo può fare chiunque altro come dimostra in casa sua la vicenda di Simone Inzaghi, nell’aprile del 2016 allenatore della Primavera biancoazzurra, promosso alla prima squadra . Dopo la fuoriuscita anticipata di Pioli, in tre mesi Inzaghi salva la Lazio e la porta all’ottavo posto.
Sempre al grido del risparmio, Lotito ingaggia come preparatore atletico Fabio Ripert, professore di educazione fisica e preparatore atletico ella Primavera. 44 anni, nessuna esperienza di livello calcistico.
A seguire, Lotito decide di rifare anche l’assetto sanitario. Saluta Lovati per ingaggiare alla responsabilità sanitaria Fabio Rodia, esperto diagnostico. Nessuna esperienza di campo ad alto livello. Medici sanitari un’altra coppia di ortopedici senza precedenti in campo sportivo, Oggi sono, vedi il sito della Lazio, Claudio Meli, Antonio Maggio e Massimo Razzano.
Ci meraviglia che la Lazio abbia perso 4-1 con il Napoli in 32 minuti e che abbia terminato la partita in 10 per avere esaurito i 3 cambi ammessi per infortunio?