Spettacolo

Teatro Quirino – Viktor und Viktoria con Veronica Pivetti

Seduzione marca Weimar

Roma, 6 febbraio 2019 – Approda al teatro Quirino di Roma ‘Viktor und Viktoria’, commedia con musiche di Giovanna Gra.
Protagonista una matrioska: un soprano che non trova scrittura, infreddolita nel gelido inverno tedesco e alla fame. E la fame lambicca il cervello: perché non fingersi un uomo effeminato, che si veste da donna e cercare en travesti quel successo che non riesce ad attingere altrimenti? Del resto la scena dei kabaret dell’epoca di Weimar, alla vigilia dell’avvento di Hitler, ne è piena.
Siamo nel dominio di una trama che ha titillato l’attenzione delle platee del grande schermo a partire dal 1934 quando per la prima volta comparve in una pellicola tedesca scritta da Hans Hömsburg e diretta da Reinhold Schunzel.
Maggior notorietà attinse però quando del soggetto si impadronì Blake Edwards (regista fra l’altro della serie de ‘La pantera rosa’), scegliendo come protagonista sua moglie, l’impareggiabile Julie Andrews. Il film del 1982 fu un successo mondiale e conquistò numerosi premi l’anno successivo, tra cui l’Oscar per la colonna sonora firmata da Henry Mancini e Leslie Bricusse.
Ecco dunque Viktor/Viktoria, ovvero l’escalation da donna a gay, a drag queen sotto il denominatore comune dell’ambiguità, un crescendo di situazioni ben gestite dalla regia di Emanuele Gamba in una scena intelligente di Alessandro Chiti, con pannelli che si aprono nel grigio cemento colore dominante della prima parte della vicenda, e diventano letto, vetrina di locandine teatrali che raccontano le tournée di Viktor/Viktoria nei maggiori teatri del mondo ed altro ancora.
Protagonista con molte sfumature, una smagliante Veronica Pivetti che pian piano sul palcoscenico si trasforma da ragazza colta in un momento di quasi disperazione per la fame nera, che la porta a rosicchiare le tasche del suo soprabito liso fino al nuovo e ardito ruolo dove l’ambiguità è legge.
Allora il suo corpo rinsecchito smarrito in un soprabito oversize impara ad indossare il lusso e lo splendore di eleganti look, rivelando intera la sua classe, sia quando si presenta nei panni di Viktor sia quando fa ondeggiare le ampie gonne dei suoi abiti da sera nei lussuosi Grand-hotel scintillanti di cristalli. Poliedrica e convincente sempre, anche quando canta con modalità espressioniste tipiche dell’epoca, le canzoni di Maurizio Abeni. Veronica racconta un’epoca storica quando la Repubblica di Weimar si avvia alla sua fine malinconica e le vie di Berlino sono invase dalla camice brune di Hitler in marcia con il rigido passo dell’oca per ghermire l’Europa.
Qui Susanne, vive la sua apoteosi nel doppio inganno di Viktor/Viktoria, assieme ad un povero e arguto immigrato napoletano, Vito Esposito, (che l’ha incoraggiata a definire l’inganno), a cui Yari Gugliucci regala l’arma efficacissima di una napoletanità farsesca e sapiente, innamorato senza speranza di Lilli Schultz (Roberta Cartocci), ballerina di fila bionda platinata, a Gerhardt (Nicola Sorrenti) attrezzista tuttofare e alla Baronessa Ellinor von Punkertin (Pia Engleberth), l’impresaria a capo della compagnia.
Inevitabile che il fascino ambiguo di Viktor che esplode nella carica sensuale di Viktoria attragga un bel tenebroso come il conte Von Stein (Giorgio Borghetti), aduso a frequentare i kabaret, pronto a lasciarsi andare alle più rapinose malie e a rapide passioni per le artiste. Nell’immancabile frac illuminato dai candidi gilet, eccolo accendere anche Susanne/Viktoria in un gioco di seduzione che si complica quando altri personaggi entrano in gioco e si articola fino al finale di questo spettacolo, bello ed applaudito.

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