Ponte sullo Stretto osservato speciale a Bruxelles: un portavoce della Commissione Europea dice di essere in contatto con le autorità italiane per valutare come le disposizioni del diritto Ue siano applicate. In particolare, sotto la lente finiscono l’impatto ambientale, e la conservazione degli habitat e delle specie naturali in seguito alla monumentale opera.
Ponte sullo Stretto: la legge europea
Per le valutazioni di impatto ambientale del Ponte sullo Stretto si fa riferimento alle Direttive 2011/92/UE e 92/43/CE). La parola chiave è Vinca. “Ai sensi dell’articolo 6(3) della Direttiva Habitat (che è attuata in Italia tramite la Valutazione d’incidenza ambientale – Vinca), qualsiasi progetto o piano che possa avere un impatto significativo su un sito Natura 2000 designato deve essere sottoposto a una valutazione approfondita”, sostiene il portavoce.
Se un progetto deve andare avanti per motivi imperativi di interesse pubblico prevalente nonostante il potenziale danno a un sito Natura 2000 e non ci sono soluzioni alternative, lo Stato membro deve adottare misure per ridurre questo danno al minimo.
E comunque l’Italia deve sempre informarne la Commissione. Sotto osservazione vari siti, ossia l’area Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e Area Marina Stretto, quella della Costa Viola e i fondali da Punta Pezzo a Capo dell’Armi: da individuare misure compensative adeguate che convincano l’esecutivo comunitario.
Ambientalisti contro il Ponte sullo Stretto: svantaggi e pericoli
Il 1° aprile alla Camera alcune associazioni ambientaliste hanno ricordato di aver intrapreso contro la realizzazione Ponte fra Messina e Reggio Calabria un ricorso al TAR, una diffida al Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) e un reclamo alla Commissione Europea. Per Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, il governo ha disatteso la normativa comunitaria oltre che i princìpi di prevenzione e precauzione che sono alla base delle valutazioni ambientali, motivo per cui il “progetto del Ponte sullo Stretto di Messina deve essere fermato per il bene dell’ambiente e delle casse dello Stato”. Problemi che sarebbero alla base dello stop al progetto all’epoca del governo Monti nel 2012. E le previsioni di spesa al momento superano i 14 miliardi di euro, che sarebbero troppi e spesi male.
Bonelli contro Meloni per il Ponte
Il deputato Angelo Bonelli (intervenendo alla conferenza stampa di Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e WWF Italia sul Ponte di Messina) se la prende contro il governo Meloni: “Come gruppo parlamentare di Alleanza verdi e sinistra abbiamo già presentato un reclamo all’ufficio compatibilità ambientale dell’Unione Europea, perché riteniamo che sia complicato per il governo darsi una deroga e poi ottenerla dall’Unione Europea” violando “in maniera così lampante” le norme. “Penso che la premier Meloni dovrà rispondere alle diffide che sono arrivate perché si sta assumendo una responsabilità enorme verso il Paese, ovvero approvare un’opera che non ha alcun tipo di validazione tecnica da parte di un organismo pubblico. Se pensiamo che la valutazione la può fare Ciucci”, l’amministratore delegato della Società Stretto di Messina, “non sono d’accordo”.
General contractor contro i verdi anti Ponte: i vantaggi dell’opera
Il general contractor, la Società Stretto di Messina, ha replicato negando “questioni tecniche” alla base dell’accantonamento del progetto con il governo Monti: sono in corso di predisposizione le comunicazioni al ministero dell’Ambiente e alla Commissione UE secondo quanto previsto Direttiva Habitat per aspetti relativi alla Valutazione di incidenza ambientale.
Dopodiché, verrà presentata tutta la documentazione tecnica e contrattuale, per l’approvazione che consentirà di avviare la progettazione esecutiva e le opere anticipate, così come previsto dalla legge, sostiene la Società.
Le idee sul Ponte in passato
La Società Stretto di Messina risponde che il progetto è stato accantonato nel 2012 dal governo Monti non per “motivazioni tecniche” ma per aspetti legati alla ben nota congiuntura internazionale di fine 2012. Nessuna questione tecnica irrisolta né sotto il profilo sismico né per gli aspetti aerodinamici. Per l’avifauna migratrice sono stati svolti studi molto approfonditi e il monitoraggio è stato aggiornato con campagne radar h 24. Per l’illuminazione del Ponte è stato sviluppato un sistema che riduce le emissioni minimizzando l’impatto sull’avifauna, dice..
Benefici del Ponte
Sul fronte delle ricadute economico-sociali, l’analisi costi benefici, svolta seguendo le linee guida europee e nazionali, ha mostrato che la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina è in grado di contribuire in maniera molto significativa al miglioramento del benessere collettivo, apportando significativi benefici netti alla collettività nazionale, migliorando sia gli aspetti economici sia quelli ambientali, sostiene la società.
Tra i principali indicatori sintetici, a fronte di un costo investimento stimato in 13,5 miliardi, il Valore Attuale Netto Economico (Vane) di 3,9 miliardi di euro (attualizzati 2023) e il Tasso interno di rendimento economico (Tire) del 4,51%. Tra i principali benefici socioeconomici c’è il risparmio di tempo: 1 ora per i mezzi leggeri; 1,5 ore per i mezzi pesanti; 2 ore per i treni. A livello complessivo, tenuto conto dei trasferimenti modali in favore della ferrovia, nell’arco temporale 2024-2063, si stima una riduzione di circa 12,8 milioni di tonnellate di C02”.
Ponte come opera europea
E ancora: “Sul fronte della valenza europea dell’opera, la Stretto di Messina ha partecipato e vinto un bando europeo – Connecting Europe Facility for Transport – aperto a tutti i Paesi dell’Unione per il finanziamento di opere di trasporto. In questo ambito la Commissione Europea ha evidenziato l’interesse collettivo dell’opera, sulla base della sua capacità di incidere su tutti e quattro gli obiettivi dei corridoi Ten-T: coesione, efficienza, sostenibilità e incremento dei benefici per gli utenti.